Archivi di famiglia

Archivio della famiglia Trissino dal Vello d'oro

L'archivio fu affidato in deposito permanente alla Biblioteca civica Bertoliana nel 1919 da Gabriella Trissino dal Vello d'Oro, figlia di Giangiorgio, ultima discendente della famiglia. Come si evince dal verbale di consegna, redatto dal bibliotecario Domenico Bortolan, furono nel complesso ritirati «261 pacchi di scritture». 

Per effetto, forse, di specifiche tradizioni conservative della memoria documentaria cittadina, attuate anche dalla Bertoliana, nel corso del Novecento il complesso documentario venne, dai bibliotecari dell'epoca, aggregato a quello prodotto dal cosiddetto "ramo Baston" della famiglia Trissino - anch'esso conservato in Biblioteca - e finì con l'essere conservato indistintamente ad esso frammisto. 

Solo in seguito a un primo censimento condotto nel biennio 2008-2009 e al termine del presente intervento di ordinamento è stato possibile recuperare l'archivio familiare e restituirlo alla sua originaria autonomia. 

Il fondo è costituito dalla documentazione prodotta dal ramo della famiglia tradizionalmente denominato "Trissino dal Vello d'Oro", cui risulta aggregato anche l'archivio prodotto da un altro colonnello attivo nell'area di Sandrigo - denominato per l'appunto "Trissino di Sandrigo" - che vi confluì per via matrimoniale nei primi decenni del Settecento. 

Nel 1806 i beni di famiglia vennero divisi tra i figli di Teodoro Trissino dal Vello d'Oro: Gaetano, da una parte, e Giangiorgio e Antonio, dall'altra. L'archivio fu consegnato a questi ultimi, mentre al  fratello venne riconosciuto il diritto d'utilizzare tutte le scritture che gli fossero state utili ai fini dell'amministrazione della quota di eredità paterna ricevuta. 

Alla data del 1810 la documentazione era conservata da Giangiorgio Trissino dal Vello d'Oro nel palazzo di famiglia in Vicenza, (l'odierno palazzo Trissino-Civena) a ponte Furo in una «camara media ad uso di archivio», situata nel «mezzanello». 

Dopo il 1830, lo stesso Giangiorgio commissionò ad Andrea Lazzarini, attivo in quegli anni presso l'archivio dei notai defunti della città, il riordino delle carte di famiglia: quelle afferenti al ramo di Sandrigo, ancora disposte secondo l'ordinamento settecentesco fissato nel catastico, non furono ulteriormente rimaneggiate. Lazzarini ricompose le serie degli istrumenti, dei processi civili e di quelli criminali, delle stampe in causa, degli estimi, dei sommari, apponendo sulle unità piccoli cartellini che danno conto  talvolta della serie di appartenenza,  talvolta della numerazione,  talvolta della segnatura. Sulle coperte dei fascicoli sono ancora oggi ben visibili e riconoscibili le numerose annotazioni manoscritte che Lazzarini appose, nel corso del suo intervento, attribuendo nuove denominazioni alle unità che ne erano prive o integrando quelle originarie, rendendo talvolta esplicite, laddove mancanti o non più leggibili, le parti in causa in un processo, gli estremi cronologici, l'oggetto della vertenza ecc. Nell'inventario tutte le denominazioni apposte di mano di Lazzarini sono state rilevate e segnalate anteponendo la specifica (ms, L.).

Nel presente strumento di ricerca alle serie originarie ricostruite da Lazzarini sono state affiancate alcune serie, riconosciute nel corso dell'ordinamento, costituite per lo più da registrazioni inerenti l'amministrazione speciale della facoltà di alcuni esponenti della famiglia, oppure relative alla gestione di possedimenti ubicati nel territorio vicentino.

Tra le raccolte cartografiche della Biblioteca sono state identificate tre cartelle di disegni facenti parte dell'archivio Trissino dal Vello d'Oro che, nel corso del tempo, ne erano state estrapolate al fine di conservarle separatamente: anche la documentazione grafica è stata, finalmente, ricondotta all'originario fondo d'appartenenza.

10 registri, 14 volumi, 287 mazzi di fascicoli e registri, 1 fascicolo, 3 cartelle.

Archivio della famiglia Trissino dal Vello d'oro

1084 - 1857 unità archivistiche 315