Archivio privato Porto Colleoni Thiene

Archivio Porto

L'archivio privato della famiglia Porto, parte del più ampio complesso archivistico conservato al Castello Porto Colleoni Thiene, si compone di circa 18.000 documenti di vario genere (pergamene, mappe e disegni, lettere, bolle papali e ducali, privilegi imperiali, libri di conti, catastici, ecc.), originali e in copia, prodotti dal XI al XIX secolo. La conservazione e la salvaguardia dell'archivio, per lo più legato alla discendenza di Battista, figlio di Giovanni (XIV sec.), si deve a Francesco da Porto, Collaterale Generale della Serenissima (1472-1554), che scelse di vincolare con fidecommesso i suoi beni, non più alienabili, al diritto di primogenitura maschile. Rimasto senza eredi, l'intero patrimonio, comprendente il Castello di Thiene e il palazzo situato in contra' Porti, passò al nipote Giovanni, figlio di Nicolò. Dopo la morte dell'ultimo discendente di questa linea, Giovanni Achille (1726), e solo a seguito di alcuni processi per liti con la vedova Angelica di Thiene, i beni legati al fidecommesso del Collaterale passarono a Giovanni Battista Orazio (1729-1816), discendente di Girolamo quondam Giovanni, fratello dello stesso Collaterale. In questa occasione l'archivio legato al ramo di Thiene, conservato fino alla morte di Giovanni Achille nel palazzo di contra' Porti (forse il quattrocentesco Porto Colleoni), confluì nel loro archivio famigliare, già in precedenza incrementato con il lascito dei beni del ramo di Simone q. Battista, nella seconda metà del XVII secolo, e di quello di Nicolò q. Giovanni alla fine del primo decennio del Settecento (si consiglia la consultazione dell'albero genealogico facendone opportuna richiesta). Tuttavia, rispetto a queste ultime donazioni, la documentazione del Collaterale mantenne il proprio ordinamento originario: la struttura dell'archivio attuale si caratterizza infatti da un sub-fondo inglobato nell'archivio di Giovanni Battista Orazio, come dimostrano i catastici di corredo compilati nel biennio 1727-1728 dal notaio vicentino Giovanni Marcantonio Gotti, e nel decennio 1753-1763 dall'ingegnere, disegnatore e perito pubblico Giovanni Domenico Dall'Acqua. Il sub-fondo "Armari", legato al fidecommesso del Collaterale, prende il nome dai tre antichi armadi presenti un tempo nell'archivio del palazzo di Vicenza in cui si conservavano i documenti, suddivisi in mazzi di pergamene o singole unità archivistiche (volumi, disegni, registri, ecc.), a loro volta disposti in Canti (riferibili alla struttura interna degli armadi). Come riportato dallo stesso Giovanni Marcantonio Gotti nella premessa al catastico, l'inventario delle "scritture esistenti in una stanza terrena del suddetto Palazzo, chiamata l'archivio" venne compiuto su istanza di Angelica di Thiene con il consenso di Giovanni Battista Bernardino Porto e fratelli. L'inventario venne terminato in meno di un anno (luglio 1727-giugno 1728) nel rispetto dell'ordinamento originario ("descriverò a canto per canto secondo mi verranno alle mani"), a eccezione dei materiali trovati privi di numerazione o fuori posto, da Gotti riordinati in ordine cronologico e numerati. La serie comprende varie tipologie di documenti che coprono un arco cronologico che va dalla seconda metà del XIII secolo ai primi decenni del XVIII. L'inventario di Gotti, che operò in un archivio già ordinato, si limita pertanto alla compilazione del catastico: per questo motivo si rimanda alla relativa scheda di descrizione per ulteriori informazioni sulla storia del fondo e sulla sua organizzazione. Le serie denominate Mazzi di Pergamene e Mazzi di Processi, invece, si legano all'archivio della discendenza di Girolamo, padre del più noto Iseppo, ordinanto e inventariato nel decennio 1753-1763 a istanza di Giovanni Battista Orazio. Il materiale venne suddiviso per tipologia di documenti in due fondi: le Pergamene, intese nel senso più ampio del termine (testamenti, livelli, procure, divisioni e inventari, ecc.) e i relativi Processi. La serie Mazzi di Pergamene, correlata da sei catastici, presenta la successione di circa 7550 documenti disposti in ordine cronologico e raccolti in 167 mazzi. I primi dieci mazzi, forse riprendendo l'ordinamento del sub fondo Armari, si compongono da venticinque pergamene ciascuno, mentre in seguito il numero varia anche per il crescente utilizzo dei documenti cartacei a partire dal XVI secolo, non più raccolti in rotolo. Giovanni Domenico Dall'Acqua, per errore nell'ordinamento o per il ritrovamento postumo di ulteriori materiali, inserì nei mazzi alcuni numeri ripetuti (es. Mazzo XIV, n. 355.2). Non mancò inoltre di inserire il rimando al processo di riferimento, quando presente, al termine della descrizione dei documenti nei relativi catastici. A questo proposito si segnala nella serie la mancanza di un numero cospicuo di documenti, molti dei quali sono confluiti nei Mazzi di Processi, talvolta cuciti alla carta di riferimento. Di conseguenza questa seconda serie, composta da 150 mazzi, possiede un numero non precisato di materiali che non si dispongono in ordine cronologico, sia per la varietà di documenti contenuti nei singoli processi e prodotti in tempi diversi (disegni, mappe, sentenze, condanne, ecc.), sia per le pergamene qui confluite. L'ultimo catastico delle pergamene e quello relativo ai processi sembrano entrambi completati da una o diverse mani nel corso dell'Ottocento: la presenza di documentazione prodotta nel 1814 permette di indicare l'anno come termine post quem per questo ulteriore inventario (o inventari), che riguarda gli ultimi due mazzi delle Pergamene e gli ultimi 57 dei Processi (documenti dal 1475 al 1814; per i processi si veda anche il Mazzo XC ai nn. 1387-1391). Grazie al progetto Archiporto, avviatosi nel maggio 2018 e conclusosi a settembre 2021, gli otto catastici sono stati digitalizzati e si è provveduto alla creazione di un nuovo inventario informatizzato, previo controllo dei materiali conservati in archivio. Per quanto riguarda la documentazione riportata nei catastici, si è optato, nel rispetto dell'ordinamento originario, per la creazione di un inventario strutturato secondo gli inventari di Giovanni Marcantonio Gotti e Giovanni Domenico Dall'Acqua (sub-fondo Armari; serie Mazzi di Pergamene e Mazzi di Processi): a ogni mazzo/volume/registro etc. corrisponde un'unità archivistica, a sua volta contenente il regesto dei singoli documenti. Per ognuno - o in alcuni casi per la singola unità archivistica - sono stati riportati i seguenti dati: numero di riferimento (o titolo), data (tratta dal relativo catastico), tipologia del documento, notaio (nome non normalizzato), luogo (in forma di voce d'indice). Si sono esclusi i nomi delle parti e controparti, inseriti soltanto in specifici documenti (testamenti, processi, divisioni dei beni, battesimi, ecc.), per la cui consultazione si rimanda alle digitalizzazioni dei catastici. Di questi ultimi sono inoltre state riportate le segnalazioni inserite da Clemente di Thiene (fine anni '60 - 2012), da altre mani e con il presente inventario. Ulteriori segnalazioni scaturite dalla consultazione dei catastici e dal controllo in archivio, come la presenza di mappe e disegni in precedenza non indicati (in totale 110), errori di datazione o di numerazione, documenti mancanti, estrapolati, danneggiati o restaurati, sono state riportate nella descrizione del documento o unità di riferimento di questo inventario. Si indica inoltre che un numero cospicuo di materiali dell'Archivio risultano mancanti o non si trovano più disposti all'interno del relativo fondo: alcuni sono stati individuati nell'Archivio Colleoni, mentre altri si possono associare ai documenti estrapolati presumibilmente tra XIX e XX secolo per la creazione di raccolte tematiche, come i fondi denominati "Disegni" e "Materiale raccolto da Clemente di Thiene" (in fase di lavorazione). A questo proposito, poiché per alcuni documenti il vincolo archivistico è andato perduto, sono state create le serie: Privilegi con sigillo, Materiali di amministrazione vari, Miscellanea varia, Ducali di Francesco da Porto (in fase di lavorazione).

 

Archivio Porto

1025 - XIX sec.