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Porto

Tra la nobiltà vicentina emerge la casata dei (da) Porto, le cui origini si devono condurre almeno alla fine del X secolo, quando risulta vivente il giureconsulto Porto da Porto, il primo di cui si ha notizia fino a oggi (Castello di Thiene, Archivio Porto, Serie Mazzi di Processi, Mazzo XL, n. 636; GUALDO 1588, c. 6v; SCREMIN 1984, p. 183). La presenza stabile della famiglia nel territorio vicentino, secondo la documentazione d'archivio pervenutaci, risale invece al terzo decennio del XI secolo (Castello di Thiene, Archivio da Porto, Serie Mazzi di Pergamene, Mazzo I, n. 1; DA PORTO BARBARAN 1979). Non è certo se i suoi discendenti provengano da Vicenza o se siano giunti da altri luoghi, come dal castrum di Portogruaro a seguito della sua distruzione al tempo di Ulderico, patriarca di Aquileia (m. 1182), dal Porto di Legnago o dalla città di Ferrara: nessuna di queste ipotesi trova di fatto riscontro nelle fonti documentarie (cfr. PAGLIARINO 1663, pp. 260-261). L'albero del lignaggio famigliare, suddiviso in undici rami (linea originaria, di Sicilia, di piazza Castello, dei giuspatronati e Villaverla, dei Portini, di Ippolito, condottiere di Carlo V, di Leonardo il numismatico, di Thiene, della Molina di Malo, di Ravenna) continua attraverso i Porto Barbaran (SCREMIN 1984, p. 183). Numerosi appartenenti del casato si distinsero in età medievale nella vita politica della città: tra XII e XIII secolo, in particolare, si ritrovano alcuni da Porto nei ruoli di notai, giudici e procuratori. A questo proposito si veda il caso di Guido da Porto, impegnato nel 1260 per conto del Comune di Vicenza nell'acquisto di beni e terreni destinati alla fabbrica della chiesa di Santa Corona (BARBIERI 1988, p. 280). Dai primi decenni del Trecento la loro presenza è attestata negli elenchi di cives del consiglio maggiore del Comune - che dimostrano l'appartenenza della famiglia alla classe dirigente vicentina -, mentre dalla seconda metà del secolo vengono annoverati nella fraglia dei mercatores per il commercio dei panni di lana e di altri tessuti (cfr. VARANINI 1988, pp. 180-185, 202), attività che troverà il suo culmine nel XVI secolo, periodo di massimo splendore per i da Porto. Con il dominio veneziano la Serenissima affidò loro ruoli di condottieri e diplomatici con compiti spesso gravosi, caratterizzati per lo più da missioni di lunghi periodi anche fuori dallo Stato. La famiglia si distinse anche nell'ambito artistico-letterario vicentino. Si ricordano in particolare Luigi da Porto (1485-1529), autore delle Lettere storiche e della più celebre novella di Romeo e Giulietta (Hystoria nouellamente ritrouata di due nobili amanti... [Venezia 1531?], Francesco da Porto Collaterale Generale (1472-1554), un ricchissimo vicentino del suo tempo, collezionista e protettore di letterati e artisti (si vedano soprattutto i lavori di ristrutturazione e di decorazione commissionati per il Castello di Thiene) e Iseppo da Porto (fine XV/inizio XVI-1580), in stretto contatto con Andrea Palladio, Paolo Veronese e altri importanti artisti, nonché tra i fondatori, assieme ad altri famigliari e nobili vicentini, dell'Accademia dei Concordi (1556), contrapposta alla più nota Olimpica (1555). I da Porto possedevano case e palazzi in varie zone di Vicenza, concentrate per lo più nella zona posta nella sindicaria di S. Stefano tra la Stra' Maggiore e la contrada di Pusterla (attuale contra' Porti), dove risultano proprietari di una casa fin dal 1404 (MORRESI 1988, p. 17). Tra queste si ricordano il palazzo medievale Porto Colleoni e quelli palladiani di Iseppo da Porto e di Montano Barbarano, poi Barbaran da Porto. In città possedevano inoltre il giuspatronato dell'altare maggiore nella chiesa di San Lorenzo e di altre cappelle nella Cattedrale e in Santa Corona, in cui si fecero promotori di importanti interventi di decorazione. Nel territorio italiano, invece, disponevano di vasti terreni con beni e proprietà che, oltre al vicentino, si estendevano fino alle città di Padova, Verona, Treviso, Brescia e Napoli. Alla casata venne concesso il titolo di conti palatini con il privilegio di Carlo V (1532), che permise di apporre allo stemma nobiliare l'aquila imperiale di color nero su campo d'oro, mentre la sua nobiltà fu riconfermata nel 1730 e con le Sovrane Risoluzioni del 25 agosto 1820 e 15 luglio 1821 (RUMOR 1899, p. 149). Fondamentale per la conservazione di una cospicua parte del patrimonio di famiglia, ossia quello legato alla discendenza di Giovanni quondam Francesco (XV sec.), fu il fidecommesso istituito nel 1541 da Francesco da Porto Collaterale Generale, con cui si vincolarono i suoi beni, non più alienabili, al diritto di primogenitura maschile permettendo, tra i tanti, anche la salvaguardia dell'archivio, oggi conservato all'interno del Castello di Thiene. Alla metà del XVIII secolo i beni passarono a Giovanni Battista Orazio (1729-1816), il quale nominò suo erede il pronipote Orazio Guardino Colleoni con il vincolo di risiedere a Vicenza e di associare il cognome Porto al proprio (Il castello Porto-Colleoni-Thiene..., 1995, p. 10). Dopo la morte di Guardino (1918), ultimo della linea, il palazzo di Thiene e l'archivio passarono per sua volontà al cugino Antonio di Thiene e tutt'oggi appartengono agli attuali proprietari di Thiene. Ulteriore documentazione riguardante i da Porto è confluita in parte nella Biblioteca civica Bertoliana all'interno degli archivi appartenenti ad altri rami o famiglie (si vedano in particolare: Archivio Trissino Baston-Porto Barbaran; Archivio Porto Godi Pigafetta; Archivio Piovene Porto Godi. Per maggiori informazioni: settoreantico.bertoliana@comune.vicenza.it) e negli archivi di Stato di Vicenza e Venezia. 
Bibliografia di riferimento: P. GUALDO, Diplomata imperatorum, regum, ducum, nonnullis Vincentinis nobilibus concessa..., typis Augustiui a Nuce, Vincentiae 1588, c. 6v B. PAGLIARINO, Croniche di Vicenza di Battista Pagliarino, scritte dal principio di questa Città...VI, in Vicenza, appresso Giacomo Amadio, 1663, pp. 260, 261 S. RUMOR, Il castello di S.ta Maria in Thiene. I Porto - i Colleoni, tipografia San Giuseppe, Vicenza 1887 S. RUMOR, Il blasone vicentino descritto e storicamente illustrato..., Visentini, Venezia 1899, pp. 148, 149 M. DA PORTO BARBARAN, La famiglia da Porto dal 1000 ai giorni nostri, 2 voll., 1979 (dattiloscritto in deposito all'Archivio di Stato di Vicenza) M. SCREMIN, La storia della famiglia da Porto, «Annali Veneti», I (1984), 1, pp. 183-184 M. MORRESI, La famiglia Da Porto e la villa Da Porto-Colleoni-Di Thiene (1440-1554), «Arte Veneta», 39 (1985), pp. 180-191 F. BARBIERI, L'immagine urbana, in Storia di Vicenza, a cura di G. Cracco, II. L'età medievale, Neri Pozza Editore, Vicenza 1988, p. 280 M. MORRESI, Villa Porto Colleoni a Thiene. Architettura e committenza nel Rinascimento vicentino, Electa, Milano 1988 G. M. VARANINI, Vicenza nel Trecento. Istituzioni, classe dirigente, economia (1312-1404), in Storia di Vicenza, a cura di G. Cracco, II. L'età medievale, Neri Pozza Editore, Vicenza 1988, pp. 180-185, 202 S. ZAMPERETTI, Poteri locali e governo centrale in una città suddita d'antico regime dal dopo Cambrai al primo Seicento, in Storia di Vicenza, a cura di F. Barbieri e P. Preto, III/1. L'età della Repubblica veneta (1404-1797), Neri Pozza Editore, Vicenza 1988, pp. 67-113 Il castello Porto-Colleoni-Thiene, a cura di Clemente di Thiene, Odos, Trento 1995 M. E. AVAGNINA [et. al.], Guida a palazzo Barbaran da Porto, Vicenza, Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, 2000 C. DI THIENE, Villa Porto-Colleoni-Thiene a Thiene (Vicenza), in Andrea Palladio e la villa veneta da Petrarca a Carlo Scarpa, catalogo della mostra a cura di Guido Beltramini e Howard Burns (Vicenza, Museo Palladio, 5 marzo - 3 luglio 2005), Marsilio, Venezia 2005, pp. 258-261, n. 42, 42a A. SAVIO, Nobiltà palladiana. La famiglia Godi fra Vicenza e l'Europa (I libri di Viella, 246), Viella, Roma 2017 [alle voci (da) Porto]. 

Archivio Porto

1025 - XIX sec.